Lettera aperta al Preside Prof. Luigi Fortuna

Caro Preside, giugno è mese di bilanci per un'associazione universitaria: terminano le lezioni ed inizia l'iter degli esami, si raccolgono con fatica le energie e si fa il puntodi quanto è accaduto, di quanto si è fatto, di quanto, per vari motivi, non si è riusciti a fare, nell'anno trascorso. Anno denso di spunti di riflessioni, questo, come spesso capita (ma forse è solo un vizio della mente, un vizio naturale per alcuni, che non rinunciano ad esercitare la propria autonomia di pensiero, nonostante la fretta imposta da certi ritmi, nonostante un certo vuoto che capita di trovare attorno...).

Capirà pure che un anno concluso con un concreto aumento delle tasse, spalmato sugli studenti senza troppi scrupoli per le fasce più disagiate, non può che destare pensieri; non lascia tranquilli, anzi, conferma l'ipotesi, sempre più dimostrata, che ci vuole veramente poco sforzo a colpire i più deboli, i non colpevoli. Poco importa che alcuni di noi, una “minoranza” come più volte è stato ribadito (ma forse una minoranza che valeva la pena incoraggiare, supportare), già da tempo avesse alzato la voce per provare ad evitare questo scempio; il danno diviene poi beffa quando ogni decisione è imposta, non proviene da spazi comuni di sano contraddittorio ma al più da teatrini semiautocratici, di cui anche Lei fa parte, allestiti a giochi fatti, con il tutto già definito nero su bianco e non più modificabile.
Caro Preside, il simbolo del nostro Collettivo è una serpe, uno strano tipo di serpe sempre più stanca del contatto con il terreno, con schemi opachi sempre uguali a se
stessi; è una serpe che si sforza di tenere alzata la testa, e si è addirittura convinta di poter volare.
E' con questo spirito che affrontiamo la vita in facoltà, e con stessa identica ostinazione non possiamo accettare quel sottile ostruzionismo che sovente Lei ci ha riservato, che
ci ha impedito di realizzare alcune iniziative volte ad alimentare la nostra sete di autoformazione,
di continuare ad esercitare la nostra capacità critica, che crediamo sia condizione indispensabile per qualsiasi essere pensante, prima ancora che ingegnere; la nostra sete di provare a fare aggregazione, seppur con tanti limiti; la nostra esigenza di discutere di quanto avviene nel nostro intorno, nel nostro immediato intorno e non solo; la nostra volontà di continuare a tenere alzata la testa.
Avremmo voluto organizzare una serie di incontri su Linux e l'Open Source, poiché pensiamo che i software liberi siano una valida alternativa ad un sistema stringente legato alle onerose licenze d'uso di certi altri sistemi operativi, che non hanno molto a che vedere con la condivisone dei saperi nella quale crediamo fortemente. Incontri rivolti a tutti gli studenti che avessero voglia di approfondire il tema, ancor più in una
facoltà come la nostra. Lei sa bene che questi incontri non si sono potuti tenere a causa del Suo diniego ostinato nel lasciarci utilizzare un'aula per il breve periodo del loro
svolgimento. Il pretesto da Lei addotto riguarda le elezioni che a breve si sarebbero svolte per designare i nostri rappresentanti, dunque, secondo il suo sindacabile parere,
la facoltà doveva rimanere in silenzio. Ma noi non potevamo rimandare: soltanto in quel periodo gli studenti volontari che avrebbero tenuto i corsi avevano offerto la loro
disponibilità. Per chi deve farcela solo con le proprie forze, bisogna fare i conti anche con questo. Teniamo inoltre a sottolineare il suo diniego per la stessa iniziativa già
manifestato l'anno scorso, che ha costretto noi studenti a svolgere i suddetti corsi presso la facoltà di fisica, non giustificato da alcuna ricorrenza elettorale.
Non comprendiamo neanche lo stesso spirito ostruzionista con il quale ha sfavorito altre iniziative che avremmo voluto organizzare, come l'incontro sul delicato tema “Acqua
pubblica” con la relativa presentazione del libro “ Geopolitica dell'acqua” da parte della stessa autrice Dott.ssa Margherita Ciervo: un tema importante (ancor più se si pensa
all'attualità legislativa) che siamo stati costretti ad affrontare di giorno all'aperto in facoltà, nello spazio antistante il polifunzionale, e in serata ospitati dalla libreria Tertulia, causa la sua immotivata volontà nel non garantirci l'uso della nostra aula magna! L'anno
passato siamo riusciti ad organizzare, tra enormi difficoltà e forti ritrosie da parte Sua, incontri con docenti e ricercatori finalizzati alla sensibilizzazione sull'importanza della
ricerca finanziata pubblicamente, solo grazie al supporto degli stessi interessati. E' evidente come in questi anni si è concretizzata una progressiva sottrazione degli luoghi
di aggregazione in facoltà affidati alla libera iniziativa degli studenti. Comprende quindi, come il nostro animo sia esacerbato dai suoi ripetuti no che castrano sistematicamente qualsiasi proposta mirante all'utilizzo degli spazi universitari, sede
naturale di confronto e libero dibattito.
E' questione di volontà Preside! Non si tratta di firme di docenti o altre blande motivazioni insensate, è solo volontà Sua! Tra l'altro la Sua presunta figura a garanzia di imparzialità cozza con i fatti: sarebbe stato infatti doveroso un Suo intervento mirato alla sostanza delle ultime elezioni in facoltà.
Come se non bastasse la continua, asfittica ingerenza dei partiti, con i loro simboli, perfino nei Consigli di Area Didattica, quest'anno si è resa palese la grave violazione del
diritto di voto ai danni di una studentessa: recandosi al seggio per votare, la stessa ha scoperto che la sua firma, il proprio nome e cognome, il proprio voto era già stato apposto
da qualcun altro in sua vece.
E' evidente come queste elezioni siano sempre più diventate una farsa burocratica che però consente le elezioni di consiglieri anche agli Organi Superiori (Senato, Amministrazione, ecc..) nell'importanza che tali ruoli rivestono e con i gettoni di presenza che vengono comunque garantiti a tali finti delegati degli studenti per svolgere il loro compito.
In quella occasione, perché non è intervenuto a garanzia del regolare svolgimento elettorale?
Perché non Le interessa incanalare il necessario momento democratico entro quei binari di moralità e, quantomeno, legalità che dovrebbero essere basilari?
Professore, non prenda questo come uno sterile e aprioristico attacco all'Autorità da Lei rappresentata, non è per questo che scriviamo.
Chi dedica parte del suo tempo a promuovere le attività del Collettivo lo fa, principalmente, per creare spazi di aggregazione e fertile scambio culturale ad Ingegneria.
Non è questione tra Guelfi e Ghibellini, né tra Giacobini e Girondini, è soltanto la ferrea volontà di proporre alternative intellettuali a percorsi che, spesso, ci sembrano troppo ingessati.
Ricorda, Professore, l'intervento di Calamandrei, da Lei ammirato, a proposito dei giovani e della loro indifferenza alla politica: “È un po’ una malattia dei giovani l’indifferentismo”.
Contro questa malattia noi lottiamo. La verità è molteplice, si sa, e occorre squarciare troppi veli per riuscire a lambirne l'ombra. Ogni sforzo diretto in tal senso è per sua natura
uno sforzo politico, uno sforzo contro l'indifferentismo e sempre più spesso, per noi, uno sforzo contro le Sue scelte.

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