Doveva essere la quattordicesima edizione di “A Red Noisy Night”, la festa del Collettivo TiroMancino che, oltre alla musica di gruppi emergenti cui viene offerto un palco per affermarsi nel circuito culturale catanese, propone da sempre un momento di confronto per l'università e la città tutta attraverso la presenza contemporanea delle diverse realtà associative che operano sul territorio: organizzata senza alcuna forma di finanziamento pubblico, d'ateneo o altri, ma solo grazie al duro lavoro di ragazze e ragazzi del TiroMancino, non si è mai sottratta al regolare iter burocratico che i responsabili degli uffici universitari ponevano come condizione necessaria per il tranquillo svolgimento della stessa. Doveva essere, ed è stata comunque, nonostante qualcuno avesse voluto il silenzio, giovedì 17 giugno. I gruppi non hanno potuto suonare, è vero, ma le nostre voci hanno riempito comunque quello spazio grigio,assegnandogli, come da quattordici anni per una notte, la funzione di ospitare gente pensante che dialoga ed ha ancora voglia di tenersi assieme, connotandolo di un forte significato politico.

Per chi vuole sapere come sono andate le cose, ecco il nostro racconto.

Come abbiamo preparato la Festa da sempre

Fino allo scorso anno, la prassi per ottenere, da parte del Magnifico Rettore, l'autorizzazione era la seguente:

  • protocollare la richiesta ed attendere comunicazione che la stessa fosse stata accettata per procedere;
  • interfacciarsi con l'ufficio tecnico dell'ateneo, nella persona del geometra Spiteri (Area Logistica e Spazi a Verde);
  • inviare comunicazione agli enti preposti per garantire la sicurezza (questura, vigili del fuoco, protezione civile) e richiedere lo stazionamento di un mezzo per il pronto intervento di soccorso durante lo svolgimento della serata (ambulanza della Misericordia);
  • fornire copia di collaudo e conformità a collaudo delle strutture ed attrezzature installate;
  • pagare regolarmente la SIAE;
  • collaborare, per tutti gli aspetti legati alla logistica, in maniera assolutamente diligente aiutando anche con le nostre forze (prelevando e posando le transenne in magazzino, sistemando i new jersey del parcheggio, premurandoci di preservare al meglio gli spazi durante la festa e pulendo il giorno dopo, lasciando il tutto, forse, in condizioni migliori di come l'avevamo trovato). Possiamo affermare con orgoglio che il nostro impegno in tal senso è sempre stato massimo, anche a costo di grossi sacrifici, stanchezza, notti insonni: volevamo essere ineccepibili perché abbiamo un forte senso civico e rispetto degli spazi comuni.

Cosa è successo quest'anno negli uffici.

Si comincia male fin dall'inizio: nonostante avessimo protocollato, come sempre, la richiesta con largo anticipo (marzo), al mese successivo non avevamo ancora ricevuto risposta. Ansiosi, ci siamo premurati di capire il perché di questo ritardo, e scopriamo che la nostra pratica era stata misteriosamente persa. Messa una pezza su questo avvenimento, da parte degli uffici, pensiamo di poter procedere come per gli anni passati, ma ci viene comunicato che, essendo cambiata la normativa in materia di sicurezza, era necessario seguire un iter diverso. Ci viene dunque comunicato di interfacciarci, prima ancora che con l'Area Logistica e Spazi a Verde (ALoSAV), con l'Area della Prevenzione e della Sicurezza (APS), nella persona dell'Ing. Gulisano. Questi ci rimanda alla Commissione Comunale di Vigilanza Locali Pubblico Spettacolo, dove ci attende l'Arch.Magrì. Come accade per un LOCALE adibito al pubblico spettacolo (chissà se può essere considerato tale anche un parcheggio destinato, solo per una sera, ad una festa studentesca, sulla cui affluenza non siamo in grado di dir nulla perché non vendiamo biglietti), ci viene richiesto:

  • una planimetria del luogo, dove avremmo dovuto indicare vie di fuga ed estintori (all'aperto!), posizione dei bagni chimici (ulteriore onere economico per noi che, da sempre, ci siamo appoggiati alle strutture universitarie lì intorno), impianto elettrico e tutto quanto presente durante lo svolgimento della festa;
  • una relaziona tecnica;
  • tutti i documenti presentati fino agli anni precedenti.

Dalle carte preparate per mesi all'organizzazione sul campo degli ultimi giorni

Consegnato tutto, viene fissato un sopralluogo della Commissione per giovedì 17 giugno (data della manifestazione) alle ore 9:00 nel parcheggio, ed avremmo dovuto far trovare tutto montato. Ci rendiamo immediatamente conto che tale richiesta non avrebbe potuto essere soddisfatta a causa dei necessari tempi tecnici, e ci attiviamo per poter montare il palco un giorno prima. A questo punto entra in gioco l'ALoSAV, che avrebbe dovuto garantirci la chiusura del parcheggio a partire dalla sera di giorno 15, per consentire il regolare posizionamento delle strutture ed attrezzature. Incontriamo con loro non poche difficoltà perché, fino al giorno prima, questi non avevano ancora ricevuto il via libera da parte dell'APS (stesso edificio, un piano di di scale che li separa, una giornata di telefonate da parte nostra per raccordarli). Nonostante tutto, riusciamo ad ottenere il parcheggio chiuso per poter montare quantomeno il palco (per il resto avremmo comunque dovuto attendere giovedì mattina), e riusciamo ad ottenere uno slittamento del sopralluogo alle ore 10:30.

L'ateneo ed i primi segni dell'anomalia.

Nel frattempo, in data 15 giugno, ci arriva una strana comunicazione: la “concessione” del suolo universitario (e ci viene precisato: non “autorizzazione” ma “concessione”, ma in quattordici anni non avevamo mai sentito queste parole) da parte del Magnifico Rettore, è subordinata a parere favorevole della Commissione di Vigilanza Locali Pubblico Spettacolo.

Comincia il 17 giugno: per fortuna non siamo superstiziosi.

La mattina del giovedì, non poche cose vanno male: innanzitutto, una macchina di un dipendete dell'Ateneo (un noto professore del DAU) ostruisce per un po' l'unico ingresso al parcheggio rimasto libero (l'altro era bloccato dal palco) ritardando l'ingresso del furgone del service che conteneva le attrezzature da montare; un altro furgone rimane invece bloccato in tangenziale; arrivata la commissione, non tutto era stato ultimato, e alcuni membri di questa hanno avanzato delle richieste di cui non c'era neanche stata fatta menzione precedentemente (come la misura elettrica della resistenza di terra, che abbiamo comunque effettuato grazie all'intervento di un ingegnere competente da noi contattato tempestivamente). A conclusione del sopralluogo, essi dichiarano né parere favorevole, né sfavorevole, non avendo visto altresì ultimata la sistemazione di strutture ed attrezzature, e ci assicurano che tale formula è ormai prassi ordinaria e che implica soltanto la presa di responsabilità, da parte degli organizzatori, sulla conformità tra quanto dichiarato in planimetria e relazione e quanto, alla fine, effettivamente realizzato.

  • ORE 14: riceviamo il fax che ufficializza tale dichiarazione e lo inoltriamo all'APS
  • ORE 16: riceviamo comunicazione dall'APS, nella persona del dirigente, l'Ing. Ricci, che la concessione è revocata e la festa è annullata.

La buona norma dello scaricabarile.

Ci precipitiamo presso il suo ufficio, tentando di spiegargli che l'esito indifferente del sopralluogo non era dipeso da noi, che adesso avevamo tutto montato ed in regola, che annullare la festa sarebbe stato per noi un grosso danno economico (ma anche legato alla nostra credibilità, visto che pubblicizzavamo da tempo l'evento) ed avrebbe comportato problemi di ordine pubblico, poiché molte persone si sarebbero accalcate all'ingresso della cittadella. Egli non vuole saperne, nonostante lo avessimo messo in contatto direttamente con l'Arch. Magrì, il quale gli assicura, anche in forma ufficiale mediante fax, che il parere espresso dalla Commissione non è certamente negativo ma riguarda l'impossibilità di aver potuto attendere che i lavori di sistemazione fossero stati ultimati. L'Ing. Ricci dice di dover subordinare comunque la propria decisione a quella dell'Avv.Maggio, Dirigente dell'Amministrazione dell'Ateneo nonché dell'ufficio staff del Rettore, con il quale chiediamo di parlare. Anch'egli rimane sordo alla nostra richiesta di procedere comunque, di volerci assumere personalmente le responsabilità (avendo tutte le carte in regola): noi non possiamo perché, a detta loro non esistiamo, siamo un gruppo informale di studenti, dunque non abbiamo mezzi giuridici, quindi diritto, di prenderci alcuna responsabilità. Neanche l'ateneo ha intenzione di prendersele, queste temute responsabilità. Neanche l'Ing. Ricci può prendersele, lui che è il dirigente dell'area preposta a vigilare ed operare sulla sicurezza all'università, e non si capisce bene quali siano dunque i suoi compiti, se non può pronunciarsi proprio in merito alla sicurezza. Neanche l'Avv. Maggio può prendersele, lui che è il dirigente dell'amministrazione, dunque colui che può prendere decisioni subordinate solo alla volontà del Rettore. Nonostante questo scaricabarile, in cui gli uffici di competenza non si assumono le proprie responsabilità, noi, che siamo abituati a farlo, ci proponiamo ancora di assumercele personalmente, anche a titolo di tecnici: alcuni attivisti fondatori del TiroMancino, tra l'altro, sono già ingegneri, e insistono per farlo, ma gli viene comunque impedito. Ci suggeriscono infine l'inverosimile alternativa di spostare la festa al giorno dopo (per noi impossibile in termini di costi per l'affitto delle attrezzature e strutture nonché per una efficace pubblicità dell'evento), per poter riconvocare la Commissione di vigilanza (senza conoscerne però l'effettiva disponibilità, difficile da ottenere quando si devono raccordare 9 professionisti con un preavviso irrisorio).

Qualcuno la chiamerebbe "saggezza pratica"...

Usciti con amarezza dal Rettorato, con la forte sensazione di aver visto cavilli burocratici anteposti al buon senso, nonché sensibilità e rispetto nulli nei confronti del lavoro di un gruppo che si è speso con fatica da mesi nella preparazione di questa giornata ed ha comunque tutte le carte in regola, ci precipitiamo in cittadella dove troviamo le sbarre degli ingressi chiuse e la calca delle persone addossate ad esse, anche l'ambulanza tenuta fuori, ed il vigilante che tenta di convincere tutti ad andare via poiché l'evento è stato annullato, forse rimandato.

Aquì estamos!

Decidiamo di restare nel parcheggio, di entrare comunque a piedi ed invitare tutti a seguirci; l'ambulanza è costretta a fermarsi fuori, non possiamo far suonare i gruppi perché non sappiamo se avremmo potuto pagare il service a fine serata: le persone che attendavamo (unica nostra fonte di auto-finanziamento attraverso le sottoscrizioni) avrebbero potuto anche dimezzarsi o azzerarsi o, ancor peggio, avremmo potuto ricevere una visita improvvisa delle forza dell'ordine, essendo ormai occupanti abusivi del suolo universitario. Decidiamo di restare, semplicemente per il gusto di stare assieme, perché, al di là delle forme giuridiche, quello spazio è nostro, esiste per noi e grazie a noi, e reputiamo importante viverlo, almeno una volta l'anno, come sede di relazioni tra persone, piuttosto che di stalli per le macchine. Decidiamo, e la nostra è una scelta Politica, di senso, di chi ben sa che certi tecnicismi, di qualunque natura, sono solo un alibi.

Da questo momento le cose sono cambiate.

Ogni anno ci siamo premurati di lasciare il parcheggio un po' meglio di come lo avevamo trovato. Quest'anno, con nostra amarezza, abbiamo fatto diversamente, abbiamo mostrato indifferenza nei confronti di quel luogo, a fine serata; la stessa indifferenza che è stata a noi riservata. E l'indifferenza, lo sappiamo bene, produce effetti tutt'altro che gradevoli.

Le nostre valutazioni

Una decisione di buon senso, ci permettiamo di pensare, sarebbe stata concederci la festa, piuttosto che impedirla: al di là dei tecnicismi, crediamo sia evidente quanto, attraverso questo gesto, si sia ulteriormente esasperato il livello del conflitto tra gli studenti e l'ateneo. Tra l’altro, perfettamente in linea con un generale clima nazionale di impoverimento del dibattito e di repressione: al di là della burocrazia, è indubbia la volontà di reprimere tutti gli spazi autogestiti dell'ateneo e della città, che quest'anno ci hanno visti tristemente testimoni di attacchi mirati alle realtà storiche della politica dal basso locale. Paradossale è constatare come quest’ultimo attacco provenga dalle marce mura interne dell’ateneo. Un ateneo che non è in grado di garantire la sicurezza nella quotidianità del vivere (basti pensare al caso farmacia, ma anche a tutto quello che ancora si insinua subdolamente nelle nostre strutture, a partire dai dubbi sull'acceleratore di particelle, fino all'evidenza empirica di un giunto che si allarga di continuo, presso il Dipartimento di Architettura e Urbanistica), appare ridicolo nell'aver impedito, con la stessa scusa della sicurezza, una festa di studenti, a costo zero per un'università assetata di soldi (anche qui, basti pensare all'aumento delle tasse spalmato senza porre alcuna attenzione verso le fasce più svantaggiate e, parallelamente, l'organizzazione di strani teatrini travestiti da festa studentesca, che vergognosamente attingono dalle nostre casse). Un ateneo ridicolo. Ma forse questo è solo un complimento. Grazie di tutto, Magnifico!

Come sempre...

…rispetto a tutto questo noi lottiamo, noi non ci arrendiamo e, con l'ostinata determinazione che ci contraddistingue, noi prepariamo il nostro 25 aprile. Ringraziamo tutti coloro che ci hanno sostenuto e continuano a sostenerci: quello che noi abbiamo è quello che ci siamo presi, e quello che ci siamo presi è solo una piccola parte di quello che loro ci hanno rubato. Un ateneo ridicolo. Ma forse questo è solo un complimento.

 
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