http://amosgitai.blogspot.com/2008/04/juno.html
Juno Macguff è un’adolescente che vive nella classica provincia americana. E’ brillante, schietta e dotata di una lingua tagliente. Apparentemente cinica, nasconde però un’immensa sensibilità e una confusione emozionale dovuta alla sua bizzarra e presunta immaturità. Un personaggio che deve molto alla giovane attrice Ellen Page, ormai più che una rivelazione nel panorama cinematografico, calata perfettamente nei panni di una ragazzina che ricorda molto Enid del film “Ghost World” di Terry Zwigoff, a sua volta molto simile alla Daria del cartoon di MTV. Ragazzi/e che hanno una visione del mondo particolare e che riescono ad integrarsi con mille difficoltà, cercando di interagire con una realtà troppo complicata e diversa da loro, non inquadrati/e in situazioni rigidamente conformiste. Amante degli Stooges e di Dario Argento, Juno desiste dall’idea di abortire non per questioni etiche oppure per un improvviso senso di maternità. Si presenta in clinica per interrompere la sua gravidanza senza farsi troppi problemi, ma con la stessa tranquillità decide di scappare via, un po’ per caso, un po’ perché irritata dallo squallore delle donne che come lei sono lì in attesa dell’intervento.Juno ha l’onestà intellettuale di comprendere che il bambino che tra qualche mese nascerà non gli appartiene, non sentendosi ancora pronta a fare un passo così importante. Ma non per questo il suo bambino non merita di venire al mondo e in uno slancio di innocente generosità si adopera affinché il piccolo possa avere il meglio una volta venuto al mondo. Al tempo stesso, potrà rendere felice anche una coppia frustrata dall’impossibilità di avere un figlio, vedendo finalmente realizzati i propri sogni di diventare genitori. Il film, vincitore a sorpresa della Festa del Cinema di Roma, scorre in maniera piacevole, grazie alla splendida sceneggiatura di Diablo Cody, premio Oscar 2008. Ex-spogliarellista ed autrice di un blog che è divenuto un caso, nel quale raccontava le sue (dis)avventure durante il suo mestiere particolare, la Cody sforna dialoghi pungenti ma penetranti, in un linguaggio reale non allineato agli standard filmici. Approfonditi in maniera sapiente tutti i personaggi, fortemente caratterizzati e del tutto lontani dall’immaginario classico: il padre, ex-militare, uomo a prima vista burbero è in realtà tollerante e comprensivo, estremamente legato alla sua famiglia; la sua matrigna, a dispetto del ruolo, si comporta effettivamente come una vera madre, da un lato premurosa, dall’altro pronta al rimprovero; il padre del bambino, a prima vista timido ed imbranato, nasconde sentimenti sinceri nei confronti di Juno. La regia di Jason Reitman si mostra nella capacità di vedere oltre, di capire il disagio di vivere in schemi prefissati, privi d'identità, senza scadere in stereotipi, in futile retorica o facili moralismi. “Juno” è una sana e dilettevole sollecitazione dell’intimo ed un vero toccasana in un panorama cinematrografico poco incline ai buoni sentimenti. E’ possibile che il tutto scivoli via senza lasciare nulla, ma distanti sia dalla critica esacerbata o dalla mediocrità intellettiva è possibile scorgere la dolce umanità di Juno ed, al termine del film, ritrovarsi completamente appagati. Nessun dibattito sull’aborto e sui disagi giovanili, nessuno schieramento, nessun atto di denuncia, ma semplicemente una riflessione divertita ed ironica senza pregiudizi e senza morale sulla difficoltà di crescere, sulla famiglia, sull’amicizia, sull’amore e su quanto circonda la società moderna. Essenzialmente, “Juno” è una piacevole commedia: divertente, fresca, intrisa di una forte umanità.
Nicholas Garrigan è un medico scozzese neolaureato che sogna l'avventura umanitaria. La trova in Uganda dove si reca ad esercitare la sua professione. Viene immediatamente colpito dalla moglie del medico responsabile dell'ospedale ma ben presto una più forte calamita lo attrae a sé: si tratta di Idi Amin Dada, il trascinatore di folle che ha appena sconfitto l'avversario Milton Obote e rimarrà Presidente del Paese dal 1971 al 1979. Nicholas diverrà suo medico personale e poi suo principale consigliere scoprendo progressivamente che dietro alla facciata di brillante bonomia si cela un uomo crudele. “Sua Eccellenza Presidente per la Vita, Federmaresciallo Al Haidji Dottor Idi Amin, Signore di tutti gli animali della terra e dei pesci del mare, e Conquistatore dell'Impero Britannico, In Africa e particolarmente in Uganda”. Così si autoproclamò l'uomo che è stato accusato del massacro di centinaia di migliaia di persone. MacDonald, al suo primo lungometraggio dopo un'intensa attività di documentarista, ce lo mostra così come appare allo sguardo ‘ingenuo' di un occidentale pronto inizialmente a chiudere gli occhi su alcune ‘stranezze' dell'affascinante personaggio. Ancor più affascinante perché interpretato da un Forest Whitaker assolutamente straordinario nell'offrirci l'ambiguità della follia coniugata al potere. Se in La caduta Bruno Ganz alternava, nei panni dell'Hitler degli ultimi giorni, la cordialità riservata agli intimi con gli scatti della più incontenibile ira, l'attore afroamericano ha di fronte a sé una materia ancora più complessa. Le battute, l'ammirazione per la Scozia, la voglia di vita e il desiderio di giustizia di cui Amin fa sfoggio esteriore si velano pian piano dell'ombra della follia. Una follia al contempo determinata e insicura che viene resa con grande sensibilità in modo da non rendere mai il dittatore del tutto ‘simpatico' ma neppure di delinearlo come il Mostro da esorcizzare. Nel far questo è coadiuvato da James McAvoy (il fauno de Le cronache di Narnia) che, insieme allo spettatore, compie un viaggio alla scoperta del lato oscuro del fascino esercitato dal potere.
chi se ne occupa?